"Insinuare qualche scrupolo come un sassolino nella scarpa".

"Vedete, noi siamo qui , Probabilmente allineati su questa grande idea, quella della nonviolenza attiva. Noi qui siamo venuti a portare un germe: un giorno fiorirà.Gli eserciti di domani saranno questi: uomini disarmati”.

venerdì 10 aprile 2009

Tratto da: "LA CIRCONVALLAZIONE DEL CALVARIO"



[...] La croce rimane sempre al centro delle nostre prospettive. Ma noi vi giriamo al largo.
Troppo al largo. Prendiamo un' extramurale lontanissima dal colle dove essa s'innalza. E' come quando, in viaggio, si sfiora una città passando dalla tangenziale. Mentre l'automobile corre sulla strada, si dà ogni tanto un'occhiata ai campanili che si ergono e alle torri che svettano. Ma poi tutto finisce lì.
Purtroppo la nostra vita cristiana non incrocia il Calvario. Non s'inerpica sui tornanti del Golgota. Passa di "striscio" dalle pendici del luogo del cranio.
Come i corinzi anche noi, la croce, l'abbiamo "inquadrata" nella sublimità dela parola.
L'abbiamo attaccata con riverenza alle pareti di casa nostra, ma non ce la siamo piantati nel cuore. Pende dal nostro collo, ma non pende sulle nostre scelte. Le rivolgiamo inchini e incensazioni in chiesa, ma ci manteniamo agli antipodi della sua logica.
L'abbiamo isolata, sia pure con tutti i riguardi che merita. E' un albero nobile che cresce su zolle recintate. Nel centro storico delle nostre memorie religiose. All'interno della zona archeologica dei nostri sentimenti ma troppo lontano dalle strade a scorrimento veloce che battiamo ogni giorno.
Dobbiamo ammetterlo con amarezza. Abbiamo scelto la circonvallazione e non la mulattiera del Calvario.
Chi sa se questa quaresima non ci riconcili con la Croce e ci faccia ritrovare, sulla carta stradale della nostra esistenza paganeggiante, lo svincolo giusto che porta ai piedi del condannato!
E' un augurio per tutti. Vostro
don Tonino Bello

giovedì 26 marzo 2009

Lettera a ragazzi...

Bisceglie, 25/03/2009

Cari ragazzi,
Ho appena finito di leggere un libro dal titolo “Charitas sine modo”, trascrizione di molte riflessioni di Don Tonino Bello. La traduzione letterale del titolo è “Amore senza limite”; Don Tonino parla di amore senza moderazione, senza misura, senza ritegno, come uno straordinario manifesto programmatico della vita cristiana: l’affido che Gesù Cristo ci consegna ogni qualvolta usciamo dalla chiesa.
Non vi nascondo che trovo difficoltà a capire come si possa amare senza ritegno. Costruire la propria vita sull’amore. Però ci provo. Provo ad essere un cristiano ogni giorno. A volte mi sembra che ci riesca, a volte lascio troppo spazio al mio egoismo. Vorrei che tutte le parole sotto le quali è sommerso questo messaggio, parole che vi stancano, vi annoiano e vi confondono, venissero spazzate via, come foglie secche, da una folata di buon senso.
La Chiesa che viviamo al giorno d’oggi non piace neanche tanto a me. E’ una Chiesa che si concentra troppo sui riti, sulle parole articolate, sull’esteriorità. Certo, c’è bisogno di dare una connessione logica a ciò che si vuol fare, a ciò che si prova. Mettere nero su bianco affinché qualcosa rimanga. Però io credo che oggi noi stiamo vivendo due estremi: c’è chi di voi è eccessivamente incastrato su binari ciechi del “farlo perché bisogna farlo” e chi si annoia a sentire qualsiasi parola. Ma non trovate che questi due modi di interpretare la vostra religiosità siano una perdita d’interesse? L’interesse che vi deve coinvolgere è l’interrogativo costante, una continua ricerca…ma di chi? Del Signore, di Gesù…
Quando siete soli, quando siete nel silenzio, non sentite un bisogno costante che vuole essere soddisfatto? A volte provate a soddisfarlo con frivolezze, a volte con i riti…Ma questo bisogno pulsa e la vostra soddisfazione è effimera e il senso di insoddisfazione permane. Io ho trovato l’unica soddisfazione a questa “mia sete di non so cosa”: rendermi utile, amare il prossimo.
Io non vi invito ad essere cristiani all’interno della parrocchia S. Pietro, perché di ritualità cattolica voi ne sapete molto più di me. Io vi invito ad essere cristiani innanzi tutto nella quotidianità.
Non significa essere perfetti. Ognuno di noi ha i suoi difetti, le sue debolezze. Ma il cristiano quando sbaglia è l’uomo libero, coraggioso a tal punto da affrontare la momentanea vergogna di chiedere scusa, affrontare rinunce che lo porteranno a mettere riparo ai propri errori.
Non mi stancherò mai di dirvi quanto mi sento “bello dentro” da quando ho l’opportunità di essere vostro animatore.
Vorrei che voi coglieste la bellezza che è in ognuno di voi quanto io riesco a vederla!
Visti al di fuori provo tenerezza per amici più piccoli che trovano sul proprio cammino tante difficoltà che io stesso ho affrontato e che ancora incontro. Perciò, quando vi sentite insoddisfatti, provate a reagire all’inedia che vi attanaglia interessandovi alla vostra vita, fatta di affetti, amore e a volte litigi.
Chi ci guarda e non si accorge che siamo cristiani è perché non ci distinguiamo da loro. Proviamo ad essere liberi, liberi di essere come vogliamo essere. Usciamo fuori dagli schemi. A me piace molto la musica e mi ha sempre dato fastidio qualsiasi definizione di generi vari: mi chiedo sempre come si faccia a definire l‘arte.
Non vi date definizioni, non vi incatenate ad un modo di essere. Voi direte anche essere cristiano è essere per forza cristiano!
Io vi dirò di no, essere cristiano significa essere te stesso e chiunque altro.
I cristiani santi sono sempre stati eversivi, mai perfettamente rispettosi al 100% dei canoni religiosi:
hanno dato pieno ascolto al proprio amore senza porre nessun limite. Non abbiate quindi paura di amare, di amare voi stessi e come siete fatti! La vita a volte è felicità, altre tristezza, sofferenza. Ma non è mai piatta! Questa è la sua bellezza: il poter cercare di far sì che la nostra vita prenda una direzione, ma l’accadimento di un evento inaspettato può cambiare tutto, può cambiarci. Perciò non venite al gruppo perché ve lo dice la mamma, perché se no “rompe”, perché poi quando Giacomo o Don Vito o Suor Giusy vi incontrano vi chiedono: “…al gruppo non vieni più?..” Al gruppo dovete venire se lo volete voi, se lo desiderate, se ne sentite il bisogno. Se farete ciò allora ascolterete voi stessi e anche il fare qualcosa in una maniera guidata sarà un atto di libertà, il vostro!
Giacomo.

mercoledì 18 febbraio 2009

AMORE


Ciao ragazzi è un po' che non scrivo sul blog...
Ieri ho visto Sanremo e mi è piaciuto molto l'intervento di benigni, come sempre.
E' riuscito in poche parole e con grande semplicità a dire che gli omosessuali non sono al di fuori del disegno di Dio e che pensando loro non ci deve venire in mente che il loro amore è frutto di una perversione ma è lo stesso sentimento he muove noi eterosessuali...
Mentre ho trovato pessima la canzone di Povia...non dico dal punto di vista musicale, ove è già molto discutibile, ma il suo testo l'ho trovato un'amalgama di luoghi comuni, convinzioni bigotte e retrogade, affermazioni indirette discrimanti....forse ciò di più pessimo che si possa cantare a Sanremo e che parli di un tema he può sembrare di difficile discussione ma che invece non lo è...
Spero che voi, come cerco di fare io ogni giorno, non vi facciate mai condizionare dal diverso, perchè essendo noi tutti diversi uno dall'altro custodiamo nelle nostre peculiarità la magia del vivere in un mondo che lotta per la libertà...Ricordate che il cristiano dev'essere sempre sovversivo e diffidate sempre del cristiano modello! (parole queste di Don Tonino Bello).



Mio carissimo ragazzo, questo e' per assicurarti del mio amore immortale, eterno per te. Domani sara' tutto finito. Se la prigione e il disonore saranno il mio destino, pensa che il mio amore per te e questa idea, questa convinzione ancora piu' divina, che tu a tua volta mi ami, mi sosterranno nella mia infelici- ta' e mi renderanno capace, spero, di sopportare il mio dolore con ogni pazienza. Poiche' la speranza, anzi, la certezza, di incontrarti di nuovo in un altro mondo e' la meta e l' incoraggiamento della mia vita attuale, ah! debbo con- tinuare a vivere in questo mondo, per questa ragione. Il nostro caro amico mi e' venuto a trovare oggi. Gli ho dato parecchi messaggi per te. Mi ha detto una cosa che mi rassicurato: che a mia madre non manchera' mia niente. Ho sempre provveduto io al suo mantenimento, e il pensiero che avrebbe potuto soffrire delle privazioni mi rendeva infelice. Quanto a te (grazioso ragazzo dal cuore degno di un Cristo), quanto a te, ti prego, non appena avrai fatto tutto quello che puoi fare, parti per l' Italia e riconquista la tua calma, e componi quelle belle poesie che sai fare tu, con quella grazia cosi' strana. Non esporti all' Inghilterra per nessuna ragione al mondo. Se un giorno, a Corfu' o in qualche isola incantata, ci fosse una casetta dove potessi- mo vivere insieme, oh! la vita sarebbe piu' dolce di quanto sia stata mai. Il tuo amore ha ali larghe ed e' forte, il tuo amore mi giunge attraverso le sbarre della mia prigione e mi conforta, il tuo amore e' la luce di tutte le mie ore. Se il fato ci sara' avverso, coloro che non sanno cos'e' l'amore scriveranno, lo so, che ho avuto una cattiva influenza sulla tua vita. Se cio' avverra', tu scriverai, tu dirai a tua volta che non e' vero. Il nostro amore e' sempre stato bello e nobile, e se io sono stato il bersaglio di una terribile tragedia, e' perche' la natura di quell' amore non e' stata compresa. Nella tua lettera di stamattina tu dici una cosa che mi da' coraggio. Debbo ricordarla. Scrivi che e' mio dovere verso di te e verso me stesso vivere, malgrado tutto. Cre- do sia vero. Ci provero' e lo faro'. Voglio che tu tenga informato Mr Humphreys dei tuoi spostamenti cosi' che quando viene mi possa dire cosa fai. Credo che gli avvoca- ti possano vedere i detenuti con una certa frequenza. Cosi' potro' comunicare con te. Sono cosi' felice che tu sia partito! So cosa deve esserti costato. Per me sarebbe stato un tormento pensarti in In- ghilterra mentre il tuo nome veniva fatto in tribunale. Spero tu abbia copie di tutti i miei libri. I miei sono stati tutti venduti. Tendo le mani verso di te. Oh! possa io vivere per toccare i tuoi capelli e le tue mani. Credo che il tuo amore vegliera' sulla mia vita. Se dovessi morire, voglio che tu viva una vita dolce e pacifica in qualche luogo fra fiori, quadri, libri, e moltissimo lavoro. Cerca di farmi avere tue notizie. Ti scrivo questa lettera in mezzo a grandi sofferenze ; la lunga giornata in tribunale mi ha spossato. Carissimo ragazzo, dolcissimo fra tutti i giovani, amatissimo e piu' amabile. Oh! aspettami! aspetta- mi! io sono ora, come sempre dal giorno in cui ci siamo conosciuti, devotamente il tuo, con un amore immortale

Oscar

(dal "De Profundis" 29 aprile 1895)

martedì 20 gennaio 2009

Del Suo Veloce Volo



















E chissà dove sarai amico
ripensandoti ti rivedo in me
la visione che avevi dell'amore
la tua ironia, e chissà dove sarai

Spesso da ragazzi passavamo insieme
sere inutili e fu in un giorno di
festa per gioco lo so, io lo so
lessi nella tua mano, vidi sulla mano
la tua fine...


E così oggi, dalla mia memoria,
scelgo il meglio della vita
e del suo veloce volo
che finisce come, sempre accade,
troppo presto

Qualcosa un po' di te
mi è rimasto dentro
indimenticabile per gioco
lo so io lo so
lessi nella tua mano,
vidi sulla mano
la tua fine...


se volete ascoltare la canzone tratta da fleurs2 di F.Battiato cliccate qui

mercoledì 31 dicembre 2008

Buon 2009






















Considero valore ogni forma di vita,

la neve, la fragola, la mosca.

Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.

Considero valore il vino finchè dura il pasto,

un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si e’ risparmiato,

due vecchi che si amano.

Considero valore quello che domani non varra’ piu’ niente,

e quello che oggi vale ancora poco.

Considero valore tutte le ferite.

Considero valore risparmiare acqua,

riparare un paio di scarpe,

tacere in tempo,

accorrere a un grido,

chiedere permesso prima di sedersi,

provare gratitudine senza ricordarsi di che.

Considero valore sapere in una stanza dov’e’ il nord,

qual’e’ il nome del vento che sta asciugando il bucato.

Considero valore il viaggio del vagabondo,

la clausura della monaca,

la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.

Considero valore l’uso del verbo amare

e l’ipotesi che esista un creatore.

Molti di questi valori non ho conosciuto.




Erri de Luca, Opera sull’acqua e altre poesie




Riflettiamo su chi non ha l'opportunità di acorgersi che incomincia un anno nuovo...






















giovedì 18 dicembre 2008

Buon Natale...



















Ragazzi approfitto di questa occasione per farvi i miei auguri di un sereno e riflessivo Natale...non credo che ilblog sarà aggiornato per tutte le vacanze ( non ho più internet fino a gennaio :-)).
Riporto un testo forse troppo speculato ma che ogni volta che leggo ne riscopro la sua attualità ed efficacia...ciao a tutti e Buon natale!




AUGURI SCOMODI



Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo.

Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario.

Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati.

Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli!

Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali

e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio.

Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.

Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.

Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.

Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.

Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame.

I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce” dovete partire dagli ultimi.

Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili.
Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano.
Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative.

I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge ”, e scrutano l’aurora,

vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio.

E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l’unico modo per morire ricchi.

Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.



Tonino Bello


martedì 16 dicembre 2008

Da www.peacelink.it/mosaico

Mosaico dei giorni

Una tassa per la chiesa

16 dicembre 2008

Tonio Dell'Olio

È vero che forse si perderebbe un po' della poesia del Natale ma se
soltanto per quest'anno alla messa della notte in tutte le chiese
invece che leggere il racconto della nascita di Gesù Bambino si
proclamasse il vangelo della cacciata dei mercanti dal tempio, forse
almeno i credenti avrebbero modo di riflettere meglio o di più sul
senso profondo della propria fede e sulla loro presenza nel mondo. Mai
come in quel racconto Gesù si mostra quanto meno contrariato e
pronuncia parole di fuoco.Nel linguaggio biblico il tempio è il mondo
che poi è la vera casa di Dio. I mercanti sono coloro che usano
persino la fede per il proprio tornaconto. Sono quelli che stanno nel
mondo pensando che i propri simili siano dei portafogli, dei clienti,
delle opportunità di crescita del patrimonio e non dei fratelli e
delle sorelle. Oggi i credenti hanno smarrito il coraggio e la forza
di scacciare i mercanti dal tempio ed è avvenuto così che il Natale è
annunciato dalla prima pubblicità di panettoni, la nostra crisi
economica diventa più importante della fame nel mondo e che persino
Cosa nostra, stando alle intercettazioni telefoniche, chiedendo il
pizzo in quel di Trapani diceva: "Dovete pagare la tassa per la
chiesa".Il mondo sognato da Dio è molto diverso da quello che abbiamo
costruito noi.