"Insinuare qualche scrupolo come un sassolino nella scarpa".

"Vedete, noi siamo qui , Probabilmente allineati su questa grande idea, quella della nonviolenza attiva. Noi qui siamo venuti a portare un germe: un giorno fiorirà.Gli eserciti di domani saranno questi: uomini disarmati”.

lunedì 4 maggio 2009

Leoni Per Agnelli.

Ragazzi per chi non l'ha visto, questo è "Leoni Per Agnelli"...Studiare serve per non farsi infinocchiare, per non fare del facile disfattismo scappando dallo sforzo a cui si è chiamati e per prendere coscienza di ciò che ci circonda...Consiglio la visione del film...

martedì 28 aprile 2009

"Siamo nel mondo ma non del mondo"


Ciao ragazzi ( e non),
Ieri, (28/04/2009), ero presente all'incontro presso il salone dell'E.P.A.S.S. e sono rimasto stupito dalla mancanza di tante persone...nel senso che mi aspettavo una maggiore partecipazione del "popolo" biscegliese e di voi ragazzi.
Capita poche volte di poter ascoltare un uomo illuminato, che ha vissuto esperienze forti e ha combattuto contro la
mafia ove questa imperversa sovrana.
Il verbo principale sul quale si è svolto l'incontro è stato intrecciare, intrecciare tutte l'esperienze della nostra
vita, senza escluderne alcuna, affinchè da tutte queste possa formarsi il nostro disegno di persona.
Senza trascurarne alcuna, ma grazie all'armonia di queste si riesce a dare un senso alla nostra vita affinchè la nostra presenza nel mondo non sia un'appartenenza alle sue logiche...E' vero, la vita ci sottopone a traumi, (vedi il terremoto in abruzzo), che mettono in dubbio essa stessa e le fondamenta su cui ci poggiamo, se queste tremano e cadono, un interrogativo nasce in noi: come si fa a vivere da cristiani? come può essere la nostra fede incisiva a tal punto da rendere credibile la nostra scelta?
Mons. Bregantini introduce qui un bel termine di paragone, nato dal confronto del suo ruolo mutato insieme alla sua terra di permanenza:

- "...in Calabria ero un pastore...", racconta di un incontro in un ovile con un pastore che alla sua vista lo saluta come COLLEGA:"...Sono un pastore non un pecoraio...Pecoraio si nasce, pastori si diventa...", infatti il pecoraio agisce per dovere, per svolgere un compito doveroso, mentre il pastore ama; (qui mi è sorta allora una domanda, forse retorica: se l'italia è il paese con una onnipresenza della Chiesa come fa ad essere une dei paesi ai primi posti per mafia, corruzione, mancata libertà di stampa, ignoranza...forse ci sono- troppi pecorai e pochi pastori?);

- "...in Molise sono una sentinella..."; qui il tasto è più doloroso, elenco di compiti di noi laici, che dovremmo essere le sentinelle per eccellenza; nostri dovrebbero essere i compiti di VIGILARE, (la nostra scelta dovrebbe portarci ad avere una vista più acuta, una prontezza "speciale" nel riconoscere ciò che ci circonda), PARLARE con voce tonante quando scrutiamo ciò che non va, INTRAVEDERE, avere lo sguardo al futuro, vedere in oggi i semi degli accadimenti futuri, (molto bella la similitudine con il contadino, suo fratello, che gli spiega i criteri con cui sceglie i rami da potare, lasciando a volte quelli che sembrano più fragili ma che con fede sa che porteranno fioritura e frutta).
Infatti non dobbiamo dimenticare il compito a cui siamo chiamati in questa realtà difficile...tenendo presenti le nostre forti peculiarità: potremmo dire che noi al sud, apparteniamo atavicamente a quella corrente di pensiero che fa riferimento a Socrate prima e ad Agostino poi, siamo portati ad amare e in seguito a conoscere, in contrapposizione a chi conosce dal principio e poi ama, (Platone prima, Tommaso poi).
Quindi non dobbiamo affrontare ciò che ci cirdconda con eccessiva severità, soprattutto per chi svolge un compito di "EDUCATORE".
Dovremmo :
- non giudicare, ma analizzare;
- non vincere, ma convincere;
- non imporre, ma proporre.
Il compito di tutti noi non è di giudicare il mondo ma di salvarlo: a supporto di questa tesi commuovente è l'esperienza in carcere, ove ai piedi del Presepe, i carcerati avevano deposto una fase tratta dal Vangelo: "Non sono venuto per giudicarvi, ma per salvarvi".
Il passaggio da una vita piatta, senza fede, ad una ricerca di ciò che siamo è dare un senso alla nostra vita, al tempo a nostra disposizione: con Gesù il tempo passa da essere piatto ad essere concentrato.
Ma in cosa si differenziano fondamentalmente i cristiani? (in cosa dovremmo differenziarci?) IN UNA VITA SOCIALE MIRABILE, PARADOSSALE: I CRISTIANI SONO NEL MONDO COME L'ANIMA E' NEL CORPO!
Noi non siamo chiamati a passare da una sottomissione ad una ribellione, ma a condurre una vita alternativa, a proporre una meta più alta, ad essere tutti coinvolti nel mondo e non travolti! I nostri sentimenti possono diventare una zavorra che ci porta giù negli abissi oppure una vela che ci traina avanti! Non siamo chiamati a sdegnarci ma a indignarci, (sdegnarsi equivale a provare disprezzo, indignarsi a provare vivo risentimento).
Concludo riportando una citazione di Don Tonino, siamo chiamati a:
Annunciare con chiarezza, Denunciare con coraggio, Rinunciare con coerenza.

Vi abbracio tutti, spero non perdiate più queste occasioni per fare dei grossi balzi verso la propria crescita.

Se voltele conoscere qualcosa in più su Monsignore Bregantini cliccate qui.

P.S.: perdonatemi qualche errore ma ho scrito di fretta in una pausa durante lo studio, ansioso di rendervi partecipi di tutto:-)

venerdì 10 aprile 2009

Tratto da: "LA CIRCONVALLAZIONE DEL CALVARIO"



[...] La croce rimane sempre al centro delle nostre prospettive. Ma noi vi giriamo al largo.
Troppo al largo. Prendiamo un' extramurale lontanissima dal colle dove essa s'innalza. E' come quando, in viaggio, si sfiora una città passando dalla tangenziale. Mentre l'automobile corre sulla strada, si dà ogni tanto un'occhiata ai campanili che si ergono e alle torri che svettano. Ma poi tutto finisce lì.
Purtroppo la nostra vita cristiana non incrocia il Calvario. Non s'inerpica sui tornanti del Golgota. Passa di "striscio" dalle pendici del luogo del cranio.
Come i corinzi anche noi, la croce, l'abbiamo "inquadrata" nella sublimità dela parola.
L'abbiamo attaccata con riverenza alle pareti di casa nostra, ma non ce la siamo piantati nel cuore. Pende dal nostro collo, ma non pende sulle nostre scelte. Le rivolgiamo inchini e incensazioni in chiesa, ma ci manteniamo agli antipodi della sua logica.
L'abbiamo isolata, sia pure con tutti i riguardi che merita. E' un albero nobile che cresce su zolle recintate. Nel centro storico delle nostre memorie religiose. All'interno della zona archeologica dei nostri sentimenti ma troppo lontano dalle strade a scorrimento veloce che battiamo ogni giorno.
Dobbiamo ammetterlo con amarezza. Abbiamo scelto la circonvallazione e non la mulattiera del Calvario.
Chi sa se questa quaresima non ci riconcili con la Croce e ci faccia ritrovare, sulla carta stradale della nostra esistenza paganeggiante, lo svincolo giusto che porta ai piedi del condannato!
E' un augurio per tutti. Vostro
don Tonino Bello

giovedì 26 marzo 2009

Lettera a ragazzi...

Bisceglie, 25/03/2009

Cari ragazzi,
Ho appena finito di leggere un libro dal titolo “Charitas sine modo”, trascrizione di molte riflessioni di Don Tonino Bello. La traduzione letterale del titolo è “Amore senza limite”; Don Tonino parla di amore senza moderazione, senza misura, senza ritegno, come uno straordinario manifesto programmatico della vita cristiana: l’affido che Gesù Cristo ci consegna ogni qualvolta usciamo dalla chiesa.
Non vi nascondo che trovo difficoltà a capire come si possa amare senza ritegno. Costruire la propria vita sull’amore. Però ci provo. Provo ad essere un cristiano ogni giorno. A volte mi sembra che ci riesca, a volte lascio troppo spazio al mio egoismo. Vorrei che tutte le parole sotto le quali è sommerso questo messaggio, parole che vi stancano, vi annoiano e vi confondono, venissero spazzate via, come foglie secche, da una folata di buon senso.
La Chiesa che viviamo al giorno d’oggi non piace neanche tanto a me. E’ una Chiesa che si concentra troppo sui riti, sulle parole articolate, sull’esteriorità. Certo, c’è bisogno di dare una connessione logica a ciò che si vuol fare, a ciò che si prova. Mettere nero su bianco affinché qualcosa rimanga. Però io credo che oggi noi stiamo vivendo due estremi: c’è chi di voi è eccessivamente incastrato su binari ciechi del “farlo perché bisogna farlo” e chi si annoia a sentire qualsiasi parola. Ma non trovate che questi due modi di interpretare la vostra religiosità siano una perdita d’interesse? L’interesse che vi deve coinvolgere è l’interrogativo costante, una continua ricerca…ma di chi? Del Signore, di Gesù…
Quando siete soli, quando siete nel silenzio, non sentite un bisogno costante che vuole essere soddisfatto? A volte provate a soddisfarlo con frivolezze, a volte con i riti…Ma questo bisogno pulsa e la vostra soddisfazione è effimera e il senso di insoddisfazione permane. Io ho trovato l’unica soddisfazione a questa “mia sete di non so cosa”: rendermi utile, amare il prossimo.
Io non vi invito ad essere cristiani all’interno della parrocchia S. Pietro, perché di ritualità cattolica voi ne sapete molto più di me. Io vi invito ad essere cristiani innanzi tutto nella quotidianità.
Non significa essere perfetti. Ognuno di noi ha i suoi difetti, le sue debolezze. Ma il cristiano quando sbaglia è l’uomo libero, coraggioso a tal punto da affrontare la momentanea vergogna di chiedere scusa, affrontare rinunce che lo porteranno a mettere riparo ai propri errori.
Non mi stancherò mai di dirvi quanto mi sento “bello dentro” da quando ho l’opportunità di essere vostro animatore.
Vorrei che voi coglieste la bellezza che è in ognuno di voi quanto io riesco a vederla!
Visti al di fuori provo tenerezza per amici più piccoli che trovano sul proprio cammino tante difficoltà che io stesso ho affrontato e che ancora incontro. Perciò, quando vi sentite insoddisfatti, provate a reagire all’inedia che vi attanaglia interessandovi alla vostra vita, fatta di affetti, amore e a volte litigi.
Chi ci guarda e non si accorge che siamo cristiani è perché non ci distinguiamo da loro. Proviamo ad essere liberi, liberi di essere come vogliamo essere. Usciamo fuori dagli schemi. A me piace molto la musica e mi ha sempre dato fastidio qualsiasi definizione di generi vari: mi chiedo sempre come si faccia a definire l‘arte.
Non vi date definizioni, non vi incatenate ad un modo di essere. Voi direte anche essere cristiano è essere per forza cristiano!
Io vi dirò di no, essere cristiano significa essere te stesso e chiunque altro.
I cristiani santi sono sempre stati eversivi, mai perfettamente rispettosi al 100% dei canoni religiosi:
hanno dato pieno ascolto al proprio amore senza porre nessun limite. Non abbiate quindi paura di amare, di amare voi stessi e come siete fatti! La vita a volte è felicità, altre tristezza, sofferenza. Ma non è mai piatta! Questa è la sua bellezza: il poter cercare di far sì che la nostra vita prenda una direzione, ma l’accadimento di un evento inaspettato può cambiare tutto, può cambiarci. Perciò non venite al gruppo perché ve lo dice la mamma, perché se no “rompe”, perché poi quando Giacomo o Don Vito o Suor Giusy vi incontrano vi chiedono: “…al gruppo non vieni più?..” Al gruppo dovete venire se lo volete voi, se lo desiderate, se ne sentite il bisogno. Se farete ciò allora ascolterete voi stessi e anche il fare qualcosa in una maniera guidata sarà un atto di libertà, il vostro!
Giacomo.

mercoledì 18 febbraio 2009

AMORE


Ciao ragazzi è un po' che non scrivo sul blog...
Ieri ho visto Sanremo e mi è piaciuto molto l'intervento di benigni, come sempre.
E' riuscito in poche parole e con grande semplicità a dire che gli omosessuali non sono al di fuori del disegno di Dio e che pensando loro non ci deve venire in mente che il loro amore è frutto di una perversione ma è lo stesso sentimento he muove noi eterosessuali...
Mentre ho trovato pessima la canzone di Povia...non dico dal punto di vista musicale, ove è già molto discutibile, ma il suo testo l'ho trovato un'amalgama di luoghi comuni, convinzioni bigotte e retrogade, affermazioni indirette discrimanti....forse ciò di più pessimo che si possa cantare a Sanremo e che parli di un tema he può sembrare di difficile discussione ma che invece non lo è...
Spero che voi, come cerco di fare io ogni giorno, non vi facciate mai condizionare dal diverso, perchè essendo noi tutti diversi uno dall'altro custodiamo nelle nostre peculiarità la magia del vivere in un mondo che lotta per la libertà...Ricordate che il cristiano dev'essere sempre sovversivo e diffidate sempre del cristiano modello! (parole queste di Don Tonino Bello).



Mio carissimo ragazzo, questo e' per assicurarti del mio amore immortale, eterno per te. Domani sara' tutto finito. Se la prigione e il disonore saranno il mio destino, pensa che il mio amore per te e questa idea, questa convinzione ancora piu' divina, che tu a tua volta mi ami, mi sosterranno nella mia infelici- ta' e mi renderanno capace, spero, di sopportare il mio dolore con ogni pazienza. Poiche' la speranza, anzi, la certezza, di incontrarti di nuovo in un altro mondo e' la meta e l' incoraggiamento della mia vita attuale, ah! debbo con- tinuare a vivere in questo mondo, per questa ragione. Il nostro caro amico mi e' venuto a trovare oggi. Gli ho dato parecchi messaggi per te. Mi ha detto una cosa che mi rassicurato: che a mia madre non manchera' mia niente. Ho sempre provveduto io al suo mantenimento, e il pensiero che avrebbe potuto soffrire delle privazioni mi rendeva infelice. Quanto a te (grazioso ragazzo dal cuore degno di un Cristo), quanto a te, ti prego, non appena avrai fatto tutto quello che puoi fare, parti per l' Italia e riconquista la tua calma, e componi quelle belle poesie che sai fare tu, con quella grazia cosi' strana. Non esporti all' Inghilterra per nessuna ragione al mondo. Se un giorno, a Corfu' o in qualche isola incantata, ci fosse una casetta dove potessi- mo vivere insieme, oh! la vita sarebbe piu' dolce di quanto sia stata mai. Il tuo amore ha ali larghe ed e' forte, il tuo amore mi giunge attraverso le sbarre della mia prigione e mi conforta, il tuo amore e' la luce di tutte le mie ore. Se il fato ci sara' avverso, coloro che non sanno cos'e' l'amore scriveranno, lo so, che ho avuto una cattiva influenza sulla tua vita. Se cio' avverra', tu scriverai, tu dirai a tua volta che non e' vero. Il nostro amore e' sempre stato bello e nobile, e se io sono stato il bersaglio di una terribile tragedia, e' perche' la natura di quell' amore non e' stata compresa. Nella tua lettera di stamattina tu dici una cosa che mi da' coraggio. Debbo ricordarla. Scrivi che e' mio dovere verso di te e verso me stesso vivere, malgrado tutto. Cre- do sia vero. Ci provero' e lo faro'. Voglio che tu tenga informato Mr Humphreys dei tuoi spostamenti cosi' che quando viene mi possa dire cosa fai. Credo che gli avvoca- ti possano vedere i detenuti con una certa frequenza. Cosi' potro' comunicare con te. Sono cosi' felice che tu sia partito! So cosa deve esserti costato. Per me sarebbe stato un tormento pensarti in In- ghilterra mentre il tuo nome veniva fatto in tribunale. Spero tu abbia copie di tutti i miei libri. I miei sono stati tutti venduti. Tendo le mani verso di te. Oh! possa io vivere per toccare i tuoi capelli e le tue mani. Credo che il tuo amore vegliera' sulla mia vita. Se dovessi morire, voglio che tu viva una vita dolce e pacifica in qualche luogo fra fiori, quadri, libri, e moltissimo lavoro. Cerca di farmi avere tue notizie. Ti scrivo questa lettera in mezzo a grandi sofferenze ; la lunga giornata in tribunale mi ha spossato. Carissimo ragazzo, dolcissimo fra tutti i giovani, amatissimo e piu' amabile. Oh! aspettami! aspetta- mi! io sono ora, come sempre dal giorno in cui ci siamo conosciuti, devotamente il tuo, con un amore immortale

Oscar

(dal "De Profundis" 29 aprile 1895)

martedì 20 gennaio 2009

Del Suo Veloce Volo



















E chissà dove sarai amico
ripensandoti ti rivedo in me
la visione che avevi dell'amore
la tua ironia, e chissà dove sarai

Spesso da ragazzi passavamo insieme
sere inutili e fu in un giorno di
festa per gioco lo so, io lo so
lessi nella tua mano, vidi sulla mano
la tua fine...


E così oggi, dalla mia memoria,
scelgo il meglio della vita
e del suo veloce volo
che finisce come, sempre accade,
troppo presto

Qualcosa un po' di te
mi è rimasto dentro
indimenticabile per gioco
lo so io lo so
lessi nella tua mano,
vidi sulla mano
la tua fine...


se volete ascoltare la canzone tratta da fleurs2 di F.Battiato cliccate qui